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Reato di omicidio stradale

SAMMARUCA DANIELE - STUDIO BLU INFORTUNISTICA STRADALE

Dal 26 Marzo 2016 esiste il reato di omicidio stradale (Legge 41), colpisce soprattutto chi guida in uno stato alterato (alcol psicofarmaci droghe), unica certezza hanno inasprito le pene. La questione non chiara è che Comuni e Province non sono allineate con tale legge ed esprimono molta preoccupazione.

La questione della loro preoccupazione è motivata da una eventuale responsabilità penale nei loro confronti in caso di sinistro provocato dalla cattiva manutenzione delle strade ed aggiungerei anche dell’arredo urbano.

La paura degl’enti sopraccitati nasce dalla circolare (300/A/2251/16) del Dipartimento di pubblica sicurezza nella quale al punto 1.1 alla voce omicidio stradale non aggravato, indica la responsabilità di reato anche chi non conduce il veicolo, ma anche di chi ha posto in essere comportamenti omissivi rispetto alla sicurezza stradale in termini di mantenimento e costruzione delle strade ed anche dei veicoli. In poche parole non aver adempiuto al dovere di tenere in ordine le strade.

La situazione è resa incandescente da un punto chiave della legge sull’omicidio stradale: al di là di alcol e droga, l’automobilista rischia il carcere per se, se procede in centro urbano a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h; se viaggia su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita; se attraversa un’intersezione con il semaforo rosso; se circola contromano; se fa inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi; se sorpassa in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua. Pertanto è compito dei Comuni e delle Province e dei gestori delle strade investire i i proventi delle multe, garantendo ed installando cartelli con limiti di velocità ragionevoli, curare il manto stradale, disegnare per terra strisce bianche che si vedano bene anche da lontano (e di notte con la pioggia).

 

NOVITA' DALLA CASSAZIONE 7 Settembre 2016

Per i Comuni che non investono i proventi delle multe nella messa in sicurezza delle strade arrivano brutte notizie. Infatti, in caso di controversia con un automobilista che chiede i danni da buca, gli enti locali devono dimostrare che l'automobilista poteva evitare l’anomalia del manto stradale. Una decisione che fa pendere la bilancia dalla parte dei cittadini nella guerra contro le amministrazioni per le voragini che si trovano nelle nostre città. Il guidatore deve provare che l'auto è stata danneggiata da quell’ anomalia. Davanti al giudice, il Comune sosterrà che il conducente poteva guidare più piano e che bastava mettersi al volante con la massima prudenza per evitare buca e danni.

Ma sulla pericolosità del cratere, cosa deve dimostrare l'automobilista? Secondo quanto dice la Cassazione, "quando il danno è causato da cose dotate di intrinseco dinamismo, l'attore ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa e il danno, mentre non è necessaria la dimostrazione della pericolosità della cosa". Quindi, nessuna prova che la buca fosse pericolosa. La pericolosità non è, dunque, fatto costitutivo della responsabilità del custode, ma è semplicemente un indizio", proseguono gli ermellini. È invece compito "della amministrazione convenuta provare la colpa esclusiva o concorrente della vittima". Inoltre la Cassazione dice: "Una volta accertata l'esistenza d'un nesso di causa tra la cosa in custodia e il danno, è onere del custode provare la colpa esclusiva o concorrente del danneggiato (che può desumersi anche dalla agevole evitabilità del pericolo), mentre deve escludersi che la vittima, una volta provato il nesso di causa, per ottenere la condanna del custode debba anche provare la pericolosità della cosa". Il Comune dimostri che la colpa è dell'automobilista.

In futuro i Comuni terranno conto di questa sentenza? Dalla mia esperienza dubito fortemente, tanto più le stesse assicurazioni del Comune. Infatti è solito costume che quando un Ministero o la Cassazione si esprimono a favore degli enti locali, questi sbandierano subito quelle prese di posizione, per poi invece glissare in caso di sfavore alle amministrazioni. L'ipotesi più probabile è che i Comuni manterranno la solita linea: precisione e scrupolo nella manutenzione; s'è fatto tutto il possibile per curare le strade, non potendo in nessun modo riparare quanto prima l'asfalto. La tesi difensiva sarà che s'è trattato di un caso fortuito. E che gli automobilisti non possono non sapere che le strade sono piene di buche, quindi dovrebbero guidare con la massima prudenza per evitare danni... Morale: sarà il vostro esperto in infortunistica ad armarsi dei precedenti favorevoli a voi, inclusa questa fondamentale sentenza della Cassazione.


OMICICDIO STRADALE: il conducente del veicolo può essere obbligato al prelievo forzato dei liquidi. 

A conseguenza dell’introduzione della legge sul reato di omicidio stradale, si è aperta una questione dubbia. Come dice la legge, chi viene colto in stato alterato, da droghe, alcol o psicofarmaci con valori sopra i parametri consentiti e causa un incidente, viene punito pesantemente (giustamente), ma se il conducente potrebbe rifiutarsi di sottoporsi al drogatest o alcoltest , la Procura di Venezia con le direttive 2015/17 si esprime con un sì al prelievo forzato di liquidi biologici. Tutto questo per sviare alle innumerevoli interpretazioni relative alla materia. Come avviene: la Polizia Giudiziaria informerà il Pubblico Ministero che il conducente si è rifiutato di sottoporsi al test, inoltre sarà cura della Polizia Giudiziaria fornire tutti gli elementi utili per la valutazione del caso, tutto questo anche oralmente. Successivamente il PM ordinerà con un Decreto Motivato, lo svolgimento di tutte le operazioni. La Polizia Giudiziaria informerà del provvedimento il difensore dell’interessato, che potrebbe essere anche d’ufficio. Successivamente, la Polizia Giudiziaria potrà procedere mediante degli agenti, con i prelievi biologici presso una struttura competente, senza l’obbligo di presenza di personale sanitario. Il personale sanitaria potrà intervenire solo successivamente una volta eseguiti i prelievi per eventuali terapie riabilitative. La Polizia Giudiziaria avrà il compito di verbalizzare tutti i passaggi al PM.

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